G7 e clima: contraddizioni e gravi danni


Guest post di Luca Mercalli

Siamo ancora convinti che i vertici di capi di stato come il  G7 siano utili? Che i temi che vi si dibattono in frettolose conversazioni più attente alle telecamere che alla concretezza siano ben posti? Che le promesse che vi si fanno vengano mantenute?
Difficile crederci dopo anni di vuote affermazioni, condivisibili nella loro banale evidenza (pace, equità, diritti, solidarietà, sostenibilità) ma contraddette dai fatti e dai provvedimenti incoerenti di quegli stessi governi. Piuttosto scontato che a Taormina ci si metta subito d’accordo sulle misure antiterrorismo: ciò rafforza le polizie, gli eserciti, i poteri istituzionali, la corsa agli armamenti. 
Ma il Global Risk Report del World Economic Forum sottolinea che il terrorismo è molto meno rilevante dei cambiamenti climatici, in cima alla lista per danno permanente a tutta l’umanità. E sul clima non ci si mette d’accordo. I Paesi d’Europa, più aperti al contenimento delle emissioni, contro gli Stati Uniti di Trump, negazionisti e fossiliferi. 
Eppure i record climatici si susseguono, il 2016 anno più caldo della storia, i ghiacci marittimi boreali e australi ai minimi storici, il livello del mare in aumento di oltre 3 mm all’anno, gli studi scientifici sempre più concordi nel confermare che l’Antropocene, l’attuale epoca geologica marchiata a fuoco dalle attività umane, rischia di far collassare la civiltà. 
La sirena urla e nessuno l’ascolta. Papa Francesco è il capo di uno Stato che non partecipa al G7, ma il 24 maggio ha accolto il presidente Trump con la sua straordinaria enciclica ambientale Laudato Si’, esortandolo a non uscire dall’accordo di Parigi sul clima. Il G7 non è un gioco, ma un luogo dove si dovrebbero assumere le più alte responsabilità di fronte alla società globale. Appare invece un momento dove ci si barcamena nel mantenimento di uno status quo sia pur traballante ma privo di discontinuità nette con quel passato fonte degli stessi errori che si vorrebbero correggere. Un rimanere aggrappati alle proprie piccole certezze mentre attorno il contesto cambia rapidamente. 
Non è possibile proteggere il clima e contemporaneamente inneggiare alla crescita dei consumi. Non è possibile parlare di povertà e migranti e poi stilare un programma per le first ladies con trasferimenti in elicottero per far shopping di lusso a Catania. Le signore del G7 avrebbero potuto dare un buon esempio di sobrietà e azione andando a fare volontariato sulle spiagge di Sicilia per raccogliere i rifiuti che le imbrattano e offrendo i loro denari destinati ad abiti griffati alle organizzazioni umanitarie che accolgono i migranti. Molti dei quali sono incalzati nella fuga anche da eventi climatici come la siccità e la conseguente carenza alimentare, di cui si vorrebbe trovare soluzione più con le chiacchiere che con i fatti. 
Intanto a tavola nuvola caprese, baccalà all’affumicato di pigna, arancino di riso con ragù di triglia e finocchietto selvatico, ricciola lisciata all’olio di cenere e per finire una cornucopia di cialda di cannolo con ricotta e arancia.

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