Mer_de...glace III - Alpi et al.

(fronte)
Sono stato un po' in giro sulle Alpi, quest'estate. La situazione dei ghiacciai alpini permane critica e credo che il bilancio di massa del 2011 di molti ghiacciai ("pelati", come mi conferma Luca Mercalli) sarà parecchio deficitario, tanto per cambiare. Ma dopo quel che ho visto nel 2009 (annata orribile - un po' come prima il 1997 - ed esempio paradigmatico del GW al lavoro, perché si è "mangiato" in tre settimane quell'incredibile e pazzesco credito invernale e primaverile), non ho più molte speranze...
Un post dedicato ai ghiacciai alpini in senso generale. Partiamo da due o tre considerazioni di base (ho integrato informazioni sia dal simposio del WGMS dello scorso dicembre, sia dal meeting appena concluso in Austria).


A) Cambiamento climatico
 ↓
B) Bilancio di massa ed energia
  
C) Flussi glaciali 
 ↓
 D) Avanzata o ritiro glaciale

Mentre B è un segnale diretto e sincronico, non lo è certamente D. Si tratta, in quest'ultimo caso, di un segnale indiretto caratterizzato da effetti diacronici e ritardati (ad es. il più grande ghiacciaio alpino, l'Aletsch, ha un tempo di risposta all'equilibrio di 50-100 anni!), filtrati e amplificati/smorzati, dipendenti anche dalle peculiarità (geometria e morfologia, posizione, dimensioni) dell'apparato glaciale, dalle condizioni ambientali in cui si trova (altitudine, pendenza, esposizione a sole e vento) nonché dalle condizioni climatiche spazio-temporali al contorno, a parità di accumuli residui (Müller 1988Johannesson et al. 1989, Kuhn 1990, Patzelt e Aellen 1990). Per es. in climi umidi come quelli marittimi la sensibilità dei ghiacciai è molto più alta alle temperature che alle precipitazioni, rispetto ai climi secchi, risultando quindi più sensibili al GW rispetto a quelli continentali; per compensare un aumento di T media di 1 °C, gli accumuli devono essere il 25-30% in più (Oerlemans 2010). D'altra parte il tempo relativo di reazione e di risposta/adattamento di un ghiacciaio (Holzhauser 1993, Holzhauser et al. 2005, Holzhauser 2011) dipende sì dalle sue dimensioni ma anche dalla congiuntura climatica in cui è inserito: se è in avanzata (fase fredda) sarà ben diverso rispetto alle fasi calde del ritiro (si veda anche, ad es., la bellissima edizione speciale 2008 di "Terra glacialis" a cura dell'amico Luca Bonardi).

Effetti sul bilancio di massa per più anni portano a cambiamento di area, volume e spessore e di lunghezza, ovviamente. Il WGMS ci informa che, globalmente, il bilancio di massa degli apparati glaciali si riduce in maniera accelerante con un rateo vicino al raddoppio ogni 10 anni. Conseguentemente il ritiro in lunghezza sta pure accelerando, figuriamoci, dunque, la volumetria...
Per le Alpi, l'orizzonte temporale limite è in generale il 2050. Dall'inizio del XX secolo non ci sono più variations périodiques des glaciers des Alpes in Svizzera, ma si è innescato un trend abbastanza lineare, senza le precedenti e naturali fasi cicliche. In molti casi, questo trend - accelerato già in passato, in particolare a metà secolo a causa della forte radiazione solare estiva indotta dal precedente periodo di brightening ante-dimming e in parte probabilmente pure da ragioni di variabilità climatica naturale e multidecennale, ma i dubbi, in quest'ultimo caso, non mancano - sta di nuovo accelerando da una ventina di anni in qua, in parecchi casi in maniera nettamente più rapida di prima. Segno inequivocabile dell'AGW o influenza pure dell'AMO sovrapposta? Ricordo che i ghiacciai meno piccoli non sono in sincrono e nelle condizioni di equilibrio con il clima del presente, per cui possiamo già dire che gli scenari futuri potrebbero anche distanziarsi ancora maggiormente dalla storica variabilità naturale dell'intero Olocene.

Scenari drammatici (sulla base di simulazioni) devono essere presi già oggi in considerazione, e lo sono già in parte: pensiamo ai riempimenti dei bacini artificiali, alla produzione idroelettrica, ai dissesti idrogeologici, al turismo. Ma oltre i fattori di rischio - in epoche lontane la presenza di più o meno ghiaccio sull'arco alpino non aveva certo tutte le numerose implicazioni economiche che il ritiro può avere oggi - si tenta già di sviluppare scenari di nuove opportunità.

C'è anche chi tenta di estrarre un segnale di ricostruzione climatica (esteso anche al recente periodo strumentale!) dalle osservazioni delle dinamiche glaciali e dalla successiva modellizzazione (vedi figura a lato).
Funziona più o meno così:

Cambiamento climatico
  
Modellizzazione del bilancio di massa 
 
Modellizzazione del flusso glaciale 
 ↓
Dinamiche e geometria dei ghiacciai

Utile soprattutto per la calibrazione/validazione dei modelli e per estrarre informazioni climatiche indirette. Infatti, su scala globale e in generale (come si sa), è la temperatura il vincolo climatico che più influenza le dinamiche glaciali ed è proprio il segnale termico che spiega meglio di ogni altro le fluttuazioni storiche dei ghiacciai. La sensibilità tipica di un ghiacciaio che riempie una larga vallata, si aggira attorno ai 2-4 km al grado C.

Un ottimo riassunto puntuale dello stato dei ghiacciai svizzeri (oltre ai report del WGMS) è il sito del VAW dell'ETH. Questa la desolante situazione generale:


Commenti

  1. OT, Steph, ma quando apro il post precedente, scarico automaticamente il video del Petermann.

    Ghiacciai alpini: en peau de chagrin - chagrin in entrambi i sensi...

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  2. Non so, ho caricato 9 video e dovresti essere in grado di vederli cliccando sull'icona. :-/
    Ghiacciai: helas!

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  3. Non mi sono spiegata, quando apro il tuo post quel tuo video mi si scarica automaticamente sul computer...

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