Non è mai troppo presto! 2

Puntata numero 2, oggi si passa all'allevamento e al settore zootecnico, notoriamente pure a grande impatto ambientale, checché ne dica il solito qualcuno.

Dopo l'introduzione della sociologa, ecco quindi (qui, dal minuto 16 e 30'' in avanti) qualche contributo, incentrato su minor (o assenza di) uso di carne nell'alimentazione.
Dieta con meno (o senza) carne per questioni etiche, ecologiche, salutistiche.
Ecologia della nutrizione.

E dunque: dai vegetarian take-away a scelte di vita forti e radicali, da interessanti comparazioni inerenti il rapporto di conversione e l'impatto misurato in teorici km percorsi in un anno in auto (qui, pdf in ted., qui una traduzione sintetica ma con altri spunti e contributi) ad iniziative per introdurre giornate vegetariane nelle mense pubbliche, dalla memoria storica del gusto della carne e del suo desiderio che cambierà (c'è una breve intervista a Massimo Montanari) fino al documentario molto didattico sulla relazione fra scelte alimentari e clima. Ecco il trailer:



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Update 28/12: per par condicio, posto un'intervista ad un giornalista ambientalista inglese che ha lavorato per decenni come allevatore di capre e mucche e che ha una visione un po' meno radicale su allevamento e consumo di carne. Le sue idee e scoperte le ha messe insieme in un libro ("Meat") pubblicato dalla Permanent Publication. L'intervista è apparsa sul Corriere del Ticino di oggi qui.

Commenti

  1. @ Steph

    guarda che hai preso un granchio clamoroso in questo post,

    il NEIC non ha nulla di scientifico il Tettamanti è un fanatico animalista e la Baroni è un esperta in ricettine vegane dicono una vaccata in ogni voce

    - se si sotituisce la carne con un equivalente calorico allora in teoria serve meno terra agricola e meno energia

    -questo però solo in teoria perchè devi sostituire con cereali e fibre tessili tutti i prodotti zootecnici (non solo la carne e frattaglie e cibo per cani e gatti, ma anche i pellami lane e piumini letami) ottenuti

    - nelle immense estensioni a pascolo altrimenti improduttivi praterie, steppe, tundre, aree semidesertiche, malghe ecc,

    - con i milioni di tonnellate di sottoprodotti dell'industria alimentare che rappresentano dal 20al 50% delle razioni degli allevamenti industriali

    - se la sostituzione della carne avviene con equipollente proteico vegetale non è vero che serve meno terra e meno energia. La resa dei fagioli all'Ha è 35 ql il silomais Base per la razione bovina è di 750 ql all'Ha che è circa 20 volte di più

    Su salute. la carne è presente nelle diete degli infartuati in quelle dimagranti, e in quelle degli altleti
    il problema è l'eccesso calorico della dieta non è la carne, tanto ch eil 20% delle vegetariane inglesi sono obese per via di birra e patatine fritte

    Claudio Costa

    OT il problema è la mia connessione 10 min per scrivere un post , sugli altri blog non ho quetsi problemi di lentezza

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  2. Sì, lo so già il tuo punto di vista di diretto interessato alla cosa. Ti dirò: a me la carne piace e la consumo con moderazione. Volevo solo aggiungere qualche spunto partendo dai servizi linkati al sito del radiogiornale, infatti il post è corto ma con diversi riferimenti disparati (dal NEIC allo storico dell'alimentazione, dalla sociologa allo studio del FoodWatch agli stili di vita alternativi e potenzialmente più ecosostenibili). C'è ovviamente il discorso della coerenza: mangi meno carne e poi ti fai centinaia di km in auto tradizionale per frequenti piccoli spostamenti urbani giusto per rimanere incolonnato e hai perso opportunità per migliorare il tuo impatto ambientale e la tua salute; rinunci alla carne ma aumenti l'apporto di grassi animali, cibi prefabbricati (l'insalata di McD) e filiere lunghissime e di nuovo come prima. Ok.
    C'è inoltre il solito discorso di uso e abuso: come in tutto il troppo stroppia,infatti nel cibo il vecchio adagio di tutto un po' per me è ideale, gusti e desideri permettendo. Tuttavia non sono pochi gli studi scientifici che correlano il consumo di carni rosse (soprattutto cotte in specifiche modalità) e l'insorgenza di problemi cardio-circolatori e di tumori intestinali.
    C'è poi il discorso dell'omologazione dei gusti: c'è carne e carne, aspetto direttamente legato anche alla trasformazione vieppiù pervasiva e forte di animali in macchine produttive (varrebbe anche per la produzione casearia, invero).
    Infine, LBNL, c'è il discorso di nauta etica che tu non vuoi proprio considerare (ho già letto altrove cosa ne pensi a proposito).

    Connessione: non so, cercherò di alleggerire il blog, ma io mi collego senza problemi anche da un semplice PC dal lavoro. Prova ad aumetare la RAM.

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  3. @ Steph

    La tua risposta è ricca di buon senso, gli eccessi sono negativi sempre.

    Su tumori: se legati al modo di conservare e cucinare, la carne non c’entra e su questo credimi fanno molta confusione a volte anche consapevolmente: affumicare, friggere con oli esausti, grigliare con bruciature, conservare con nitrati-nitriti (salnitro) crea gli stessi problemi sulla carne, come su formaggi, tofu, seitan e verdure.
    Poi conta la qualità i salumi di scarsa qualità hanno molti nitrati, e ci sono verdure conservate senza.
    Nella cottura le proteine possono diventare tossiche (amine) ma vale anche per le proteine di latte, uova e vegetali.

    Se i tumori invece sono legati al transito come quello del colon è ormai dimostrato che il problema è la carenza di fibra non la presenza di carne quindi un problema legato al bilancio dietetico.

    Tossine cancerogene ce ne sono nei vegetali (mais soia arachidi) o nei grassi animali dove si concentrano ma non nella carne.

    Ormoni non ce ne devono essere

    Su etica: è il punto dove la zootecnia deve e può migliorare di più, ma già sul mercato ci sono prodotti da allevamenti a terra al campo su erba ecc

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