domenica 5 settembre 2010

Misteri e talismani antartici

(Daisy Gilardini, anche segg.)

Misteri perché i ghiacci antartici, in maniera apparentemente para-qualcosa (centralina dixit), sembrerebbero andare in controtendenza rispetto a quelli artici e crescere.
Talismani perché i misteri di cui sopra sono diventati uno dei più frequenti, modaioli e recenti lasciapassare per entrare direttamente nel club dei soliti noti.

Siccome però non siamo al pur mitico Café del Mar, vediamo di schiarirci un po' le idee.

. primo: crescono? Un po', ma forse anche no. Quando l'incertezza della crescita % è simile o superiore al trend, significa che la tendenza è statisticamente *non* significativa.

. secondo: la debole e incerta crescita del pack è comunque ampiamente spiegabile con i processi dinamici in gioco, facenti capo sia alla variabilità interna del sistema oceano-atmosfera, sia alla tendenza climatica globale in atto forzata dall'accumulo di GHG (e dall'ozone depletion).

. secondo.1: variabilità interna naturale. Un po' quel che spiega il tanto criticato quanto poco letto recente lavoro di Liu e della Curry, via AAO/SAM. Ma siamo sicuri che l'AAO/SAM non sia a sua volta influenzata dal trend forzato? I dubbi di uno dei primi post di MS (*fluttuale*) che sempre, di tanto in tanto, ritornano...
. secondo.2: trend forzato. Niente di nuovo sotto il sole. Già in passato - a scanso di eventuali equivoci, stiamo parlando di 2 o 3 decenni, non di 2 o 3 ore - i modelli tarati su quel che la fisica dei fluidi e delle dinamiche associate ci dice e fittati su verosimiglianze geografiche, erano in grado di mostrarci quel che in effetti si nota. E alcuni (ad es. qui e qui) ne davano una possibile spiegazione, risalente al modo in cui l'oceano assorbe e accumula energia con la relativa risposta inerziale.

. terzo: Artide e Antartide sono due sistemi diversissimi, i mari antartici non sono come i mari artici. Condizioni di contorno differenti, geografia opposta, elementi in gioco molto diversi. L'oceano australe domina l'emisfero sud e attornia il grande continente bianco con i suoi massicci ghiacciai, mentre nell'estremo nord è piuttosto la massa continentale a circondare l'oceano artico e le sue isole. Ne consegue che diverse sono le condizioni determinanti i processi in gioco. Per es. un paio di studi (qui, fig. ass. e qui, fig. ass.) sul clima del Pliocene (l'epoca passata più recente con temperatura globale sensibilmente più alta di oggi) - utilizzando modelli di circolazione globale inizializzati sulle condizioni al contorno (soprattutto le SST) disponibili dai dati paleoclimatici - mostrano come, nonostante il pianeta fosse più caldo di 2-3°C rispetto ad oggi, localmente in Antartide faceva più freddo (pur con un buon 50% in meno di massa glaciale). Anche in un pianeta molto più caldo, quindi, non è così inconcepibile che localmente (con condizioni di contorno particolari come quelle dell'emisfero sud) faccia più freddo.

. quarto: fenomeni di melting di ghiaccio continentale e di calving (anche qui) - raffreddando, diluendo, rendendo meno salate e meno dense le acque oceaniche superficiali e subsuperficiali al di sotto del ghiaccio, aumentando la stratificazione termoalina che, in ultima analisi, porta ad una più debole capacità di trasporto verticale di calore nell'oceano e a diminuzione del flusso di calore necessario a fondere il ghiaccio marino - tendono a favorire (insieme ad altri processi) il leggero e non significativo aumento del ghiaccio marino in alcune aree dell'oceano antartico (vedi qui e qui).


. quinto: il significativo aumento delle SST (anche qui) e delle temperature in profondità degli oceani australi (dal WOD, misure da profili idrografici effettuati mediante galleggianti ALACE oggi integrati nella flotta ARGO), concentrato soprattutto all'interno della corrente circumpolare antartica (ACC), ha causato un incremento delle precipitazioni nell'oceano attorno all'Antartide (ma non sul continente!). L'aumento di precipitazioni nevose, aumentando l'albedo del ghiaccio, amplifica il fenomeno di riduzione del flusso di calore dall'oceano sottostante (come spiegato nel punto 4), andando quindi a favorire la sopravvivenza del ghiaccio marino attorno al continente.

. sesto: l'incremento dell'AAO/SAM, già segnalato prima (nel punto 2), tende a causare una maggiore dispersione del ghiaccio con associato aumento dell'estensione.

. settimo: questo meccanismo dinamico, in fin dei conti, produce un leggero aumento (non significativo) dell'estensione del ghiaccio marino ma comporta pure un'amplificazione del riscaldamento nella penisola antartica, minacciando gli ice shelves.

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